Romanzi
Il respiro del mare PDF Stampa E-mail

Nel 1571 un nobile di Amantea finanzia una galea da guerra e partecipa con trenta amanteoti alla campagna della Lega cristiana promossa da Pio V per soccorrere l’isola di Cipro assediata dagli islamici ottomani, e contrastare la loro inarrestabile avanzata verso il cuore della cristianità. Sbardo è un giovane pescatore di Amantea, ed è affascinato da Mariella, una ragazza con il volto sfigurato da bambina in circostanze strane. La ragazza ha un dono, sa ascoltare il vento dal quale trae ispirazione per raccontare le romanze. Il giovane si assolda per necessità e si imbarca per la guerra, vivendo un’incredibile avventura all’insegna del pericolo costante e dell’ansia del ritorno.
Ma una terribile minaccia insidia la ragazza e la vecchia “Curandera” con la quale vive, un pericolo strisciante che esplode all’improvviso e che pare destinato a travolgere ogni cosa, e che soltanto il ritorno di Sbardo potrà sventare, se mai Sbardo riuscira a ritornare.


Il prologo del romanzo
All’indomani della conquista di Costantinopoli avvenuta il 31 maggio 1453, i turchi ottomani erano convinti che fosse imminente il loro dominio su tutto il mondo.  
Era stato il sultano Murad I, fondatore dell’impero turco, a proclamare, due secoli prima, la Jihad contro la cristianità, la “guerra santa” che avrebbe dovuto rappresentare una degna risposta islamica alle crociate medievali. Dopo la conquista della “seconda Roma”, Costantinopoli, era inizia-ta una serie ininterrotta di strabilianti vittorie che l’avevano avvicinato pericolosamente alla vera Roma, la “mela rossa” la chiamavano, col motto “un solo Dio in Cielo e un solo re in terra”. Il nome dell’agognata “mela rossa” era persino evocato dal grido di guerra dell’esercito ottomano: Làilahà, Allah! Roma! Roma!
Nel febbraio 1570 si era presentato a Venezia un ambasciatore del Sultano con un ultimatum: o la rinuncia all'isola di Cipro o la guerra, assediandola senz’alcuna esitazione allo sdegnato rifiuto opposto dalla Serenissima, e “costringendo” l’Europa cristiana ad organizzarsi intorno al Papa per il contrattacco.
Erano i principi del 1571. Ad Amantea, una città affacciata sul tirreno calabrese, le campane della chiesa di san Francesco d’Assisi avevano da poco annunciato l’Uffizio delle Laudi. Nel buio pressoché totale della notte l’ombra di una figura avviluppata in un mantello nero scivolò furtiva lungo la parete orientale del convento, fino a raggiungere un camposanto, dove piccole croci di legno segnalavano le sepolture dei bambini morti prima del battesimo. Si fermò, si guardò in giro con circospezione, poi si mosse agevolmente tra i segnacoli di legno portandosi in un punto ben preciso del ridotto francescano.
Con un piccolo badile iniziò a scavare, procurando di non far rumore. Scalzò una croce e la ripose delicatamente da una parte, operando con calma, sebbene stesse consapevol-mente commettendo un sacrilegio. Scavò fino alla profondità dovuta, poi s’inginocchiò, si fece il segno della croce e continuò a scavare con le mani, disseppellendo completamente l’involto che conteneva i resti di un piccolo cadavere.  All’improvviso “l’ombra” fu investita da un’esalazione mortale e si ritrasse, esitando per alcuni istanti. Afferrò l’involto di stoffa infracidito con tutte e due le mani, l’estrasse dalla buca e lo infilò in una sacca appesa ad armacollo. Operò con sicurezza, in un silenzio di tomba disturbato a tratti dal canto cupo e sofferente dei frati salmodianti, da stridori notturni e rumori sincopati.  Infine si rialzò, ricolmò la buca e ripiantò la croce al proprio posto, e nel chiedere perdono al Padreterno per l’oltraggio appena perpetrato, s’allontanò furtivamente scomparendo nel buio della notte.

 

Per leggere il romanzo "Il respiro del mare" di Sergio Ruggiero, in forma integrale, contattate l'Associazione Culturale Sifeum

 
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