La Città PDF Stampa E-mail

Dominata dal massiccio del Pollino, distesa in una fertile conca della valle del Coscile e’ situata Castrovillari, capoluogo della Comunita’ Montana italo-albanese del Pollino. Centro in cui si compendiano con ricchezza di elementi arte, natura e storia. Ed è proprio nell’ottica di cogliere in generale il patrimonio culturale e naturale, vale a dire i monumenti, i complessi, i siti che presentano particolari caratteristiche di omogeneità e di stratificazione storica che ci accingiamo a percorrere questa città. Castrovillari, territorio disseminato di insediamenti umani preistorici, di presenze archeologiche greco-romane, di testimonianze di cultura e di civiltà irradiate con la fondazione delle colonie della Magna Grecia che hanno lasciato segni nei toponimi e nei dialetti locali e tracce tangibili di ritrovamenti di ceramica attica. Il “castrum”, documentato nel suo toponimo, fin dall’XI secolo, pare riferibile all’insediamento di una  fortezza bizantina conquistata prima da Roberto il Guiscardo e occupata nel 1130 da Ruggiero il Normanno.
L’immagine urbanistica della città evidenzia  il nucleo antico, la  Civita,  con il borgo della giudecca, cioe’ l’ebraico ghetto dalla struttura medioevale, con ripide viuzze, con androni e cortiletti racchiusi tra le case. Quartiere con un imponente patrimonio artistico religioso di chiese e conventi tra cui, poco discosto, il santuario di Santa Maria del Castello innalzato alla sommita’ di un colle in epoca Normanna, la coeva chiesa di San Giuliano dotata di monumentale portale rinascimentale. E fra questi, che primeggia per la vastita’ della mole architettonica e per contenuto storico, e’ il Protoconvento Francescano costruito nel 1220,  oggi destinato ad attività culturali e contenitore del Museo Civico e della Pinacoteca dedicata al noto pittore Andrea Alfano, cittadino castrovillarese.
Parte di città, che  racchiude, quindi, le molteplici testimonianze di civiltà in un contesto armonico ed integrato. Il cui equilibrio sembra minacciato dal ricordo funesto di un  bombardamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale che causò distruzione e morte, attestato dalla presenza di alcuni resti murari.  
A ravvisare  il legame tra il nucleo antico della città e l’espansione della stessa su una superficie terrazzata in leggero declivio verso il Monte Sant’Angelo in direzione nord ovest è il Castello Aragonese (1490).  A pianta quadrangolare con massicce torri angolari, ubicato a chiusura dell’anzidetto nucleo  e all’attacco della parte di città successiva. E’ da qui che si snoda corso Garibaldi, asse principale della città, caratterizzato da una quinta alberata lungo i due lati e dalle facciate di  innumerevoli edifici  che si evidenziano per imponenza e monumentalità. Qui il seicentesco convento dei Minimi destinato oggi ad uffici pubblici, con l’attigua chiesa di San Francesco, la chiesetta di Santa Maria delle Grazie col classico portale, il palazzo Gallo; nonchè memorie di personaggi storici ospiti della città. Così Giuseppe Garibaldi nel 1860 ospitato nella casa indicata col numero civico 134, come recita l’epigrafe della lapide murata sulla facciata dell’abitazione; e il palazzo Cappelli, a chiusura del corso, ricorda di aver avuto tra le sue pareti Gioacchino Murat Re di Napoli.

Silvia Moschiano