La Madonna dell’Idria a Castrovillari PDF Stampa E-mail

L’acqua “u maru”, sorgente chiamata anche “l’acqua amara”, è nota al popolo castrovillarese come “u clocnu”, cioè “la polla”, poiché la sorgente sgorga dal terreno a formare una grossa polla d’acqua freschissima,lambendo le mura di una chiesetta campestre oggi dimenticata, ma, in realtà, molto importante: la chiesetta della Madonna dell’Idria. Un tempo, la prima domenica di agosto vi si celebrava una festa abbastanza singolare, durante la quale i giovani fedeli si scagliavano a vicenda i cetrioli messi nella polla per tenerli freschi, mentre gli altri cetrioli rimasti venivano consumati con olio e un pizzico di sale. La festa, dunque, in onore della Madonna dell’Idria, era famosa appunto come festa “di citruli”, cioè dei cetrioli.  Il culto della  Madonna dell’Idria, se da un lato sembra collegarsi ad una “volgarizzazione della parola greca  odigitria e riferibile alla venerazione della Madonna  che guida e conduce verso un cammino, famosa nell’iconografia bizantina dall’altro lato richiama inevitabilmente rituali più antichi, densi di mitologia e supportati da interessanti rinvenimenti archeologici anche nel nostro territorio. Il rinvenimento di brocchette in terracotta in miniatura, le cosiddette hydriskai, recuperate in molti siti di epoca greca in tutto l’Occidente ci rivela un culto incentrato sull’offerta di acqua, dono dei devoti alla divinità. Una hydriska è infatti  la riproduzione in miniatura di una hydria, il tipico vaso utilizzato dai Greci per contenere l’acqua: alto almeno 20 cm, aveva due anse orizzontali sul ventre, per il trasporto, ed un lungo manico verticale lungo il collo, per facilitare la mescita. Grandi quantità di vasetti per l’acqua sono state ritrovate in santuari dedicati alla dea Atena, legandosi forse ai bagni rituali della dea, sebbene non è chiaro se ciò dipendesse dalla tradizione di un bagno della dea dopo la nascita dal capo di Zeus o dal fatto che la sua statua venisse sottoposta ad un lavacro rituale, o nella speranza di ricevere dalla dea Atena lo stesso aiuto che ella aveva prestato all’idroforo Epeios nella costruzione del cavallo di Troia, e nei santuari  dedicati alla dea Hera, che si riferiscono al leggendario bagno nuziale di Hera, che ogni anno le restituiva la verginità. Sappiamo  anche di hydriai collegate ai bagni nuziali di Afrodite e Kore e si usavano certamente hydriai anche nel culto di Demetra e Persefone, dee legate alle fonti di acqua viva (Demetra aveva atteso sua figlia presso una fonte, quando la fanciulla fu rapita da Ade  dio degli Inferi).

Marianne Kleibrink Maaskant, Dalla lana all’acqua: culto ed identità nel santuario di Atena a Lagaria, Francavilla Marittima
Genovese, Giuglielmo, I santuari rurali nella Calabria greca, Roma, 1999
Gianelli, Giulio, Culti e miti della Magna Grecia, Firenze 1963
Pepe C., Memorie storiche della città di Castrovillari, in "Il Calabrese", 1880
AA.VV. Il sacro e l’acqua. Culti indigeni in Basilicata, Roma 1998
A.Romanazzi, Guida alla Dea madre in Italia,  Venexia Editrice, Roma, 2005