Meteorologia e credenze popolari PDF Stampa E-mail

In tempi non molto antichi, i nostri contadini attribuivano una grande importanza ad alcuni fenomeni naturali

e spesso da essi traevano preziose indicazioni per determinare le condizioni meteorologiche degli immediati giorni futuri. A partire da 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia, fino al giorno di Natale, si esaminavano con cura le condizioni atmosferiche delle giornate, facendo corrispondere ad ogni giorno un mese dell’anno e si stabiliva, dunque, per quel mese il tempo che ci sarebbe stato (se pioveva il 14 dicembre, corrispondente al mese di gennaio, sarebbe piovuto per tutto il mese di gennaio). Ciò derivava dal fatto che la festa di Santa Lucia aveva sostituito le Faunalie, feste pagane in onore di Fauno, dio dei boschi e delle predizioni sul futuro. Così,  secondo un antico detto popolare, dalle condizioni del  tempo dei primi quattro giorni di aprile si sarebbero dedotte le condizioni climatiche  dei successivi quaranta giorni. Anche questa credenza traeva origini da reminiscenze pagane e più precisamente dal predominio di Marte (marzo) che “va con le sue tempeste” e di Venere (aprile)  “che viene con lieti giorni”. Per ogni contadino il levarsi improvviso del forte vento, il vivo chiarore delle stelle, i nuvoloni variamente disposti nel cielo, sembravano essere, indizi inconfondibili per comprendere le condizioni meteorologiche future. Quando si alzava il vento improvviso, il tempo cambiava. Quando le nuvole si trovavano a ponente ciò non destava preoccupazione, ma se si trovavano a levante avrebbero  portato  rapidamente la pioggia. E la pioggia che giungeva  da levante era duratura. Cosi se le stelle, di notte,  si presentavano diradate sarebbe stata una bella giornata, ma se si presentavano  molto vicine tra loro e brillanti, sarebbe piovuto. Altri segni del maltempo erano, per il contadino, il volo a bassa quota degli uccelli, il canto fuori orario del gallo, il fumo che non usciva dal camino, la fuliggine che si raccoglieva intorno alla “pignata”, il gatto che si passava la zampa sul viso. Il contadino  riuscivava a stabilire se la pioggia fosse vicina o lontana osservando il bagliore del fulmine e calcolando il tempo intercorso fino al tuono. Anticamente, per scongiurare  tuoni, fulmini e tempeste si buttavano fuori dall’uscio di casa ramoscelli di fico, foglie d’alloro o teste d’aglio, rituali che la religione cristiana ha sostituito con i ceri benedetti  durante la festa della Candelora  o il pane benedetto il 13 giugno alla festa di Sant’Antonio da Padova  e l’invocazione a Santa Barbara, che provvede  agli equilibri atmosferici.

 

Bibliografia

V. Dorsa, La tradizione greco-latina negli usi e nelle credenze popolari della Calabria Citeriore, 1969

A.Iannicelli,  Paesi di Calabria. Magia, religiosità popolare e terapia empirica nella cultura subalterna in Calabria, 1991