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La più antica fra le città greche ad essere fondata sul mare Ionio fu Sibari, nel 720 a.C. I fondatori provenivano dall’Acaia, regione del Peloponneso, precisamente dalla città di Elice, ed erano guidati dall’ecista Is. La città venne costruita in una piana racchiusa dalla catena dei monti del Pollino che digradavano in una serie di pianori man mano che ci si avvicina alla costa ionica, fra le foci di due fiumi, il Crati ed il Sybaris (attuale Coscile). La posizione strategica e fertile e l’abbondanza dei prodotti naturali fecerono di Sibari una delle città più ricche dell’Occidente greco.Sulla fine del VII sec. a.C. Sibari fondò Poseidonia (Paestum) e successivamente, le tirreniche Laos e Scidro. Secondo il racconto di Trogo-Giustino, intorno alla seconda metà del VI sec. a.C., le città achee di Metaponto, Sibari e Crotone, decisero di cacciare dall’Italia quei Greci non appartenenti al loro stesso ceppo etnico, prendendo Siri e compiendovi una strage sacrilega. Le tre colonie achee, sconfitta Siri occuparono il suo ricco territorio ed estesero la loro l'influenza sugli empori fondati sulla costa tirrenica.Sibari, in particolare, ne uscì rafforzata raggiungendo una grande prosperità economica. Le fonti antiche, tra cui Strabone, attribuiscono alla colonia la formazione di un esteso impero territoriale che comprendeva “quattro popoli e venticinque città”, grazie anche alla concessione del diritto di cittadinanza e includendo comunità e insediamenti indigeni integrati nell’orbita della colonia con distinti gradi di autonomia.I Sibariti veneravano principalmente Hera e celebravano in suo onore le feste, Heraia, con agoni musicali. La sua fine fu decretata proprio dalla sua straordinaria potenza che minò profondamente la sua struttura interna. Verso il 520 a.C., nel contrasto interno a Sibari fra l’aristocrazia e il popolo, aveva preso il potere con un colpo di stato un certo Telys, che mandò in esilio i cinquecento cittadini più ricchi e confiscò le loro terre. Gli esuli vennero accolti da Crotone, ma Telys, temendo che lì potessero ricevere aiuti contro di lui ne pretese la consegna e i Crotoniati, su influenza di Pitagora, respinsero la richiesta del tiranno e affrontarono la guerra. Secondo le fonti storiche, dopo un assedio, nel 510 a.C., presso il fiume Traente avvenne la battaglia decisiva che si concluse con la sconfitta e la distruzione della città di Sibari. I Crotoniati, infatti, per evitare una sua eventuale rinascita, deviarono il corso del fiume Crati sulle sue rovine. La tradizione computa in soli 210 anni la durata della vita della grandiosa polis magno greca. La scomparsa di Sibari frantumò gli equilibri economici precedentemente raggiunti e i Sibariti sopravvissuti invano tentarono di ricostruire la loro città, chiedendo aiuto a prima a Ierone, tiranno di Siracusa, poi ad un certo Tessalo quindi sia agli Spartani che agli Ateniesi, finché, pare, venne fondata una nuova città, detta Sibari sul Traente dal nome del vicino fiume. Sul sito dell’antica Sibari, invece, nel 444/3 a.C., una flotta di dieci navi vi sbarca e individua nella vicina fonte Thuria il luogo designato dall'oracolo di Apollo, traendone il nome per la nuova colonia, Thurii, voluta da Pericle e costituita da cittadini ateniesi e di molte altre città del Peloponneso e del resto della Grecia. La colonia di Thurii risulta composta all'origine da tre tribù peloponnesiache, tre della Grecia centrale e quattro ioniche venne I cittadini di Turi furono divisi in dieci tribù, in base ai nomi presi dall’etnico dei coloni e tutti godettero degli stessi diritti politici e, sul piano economico, ad essi vennero assegnati lotti uguali. L’impianto urbano a scacchiera della nuova colonia venne affidato al famoso architetto Ippodamo di Mileto, e ci è noto grazie alla descrizione di Diodoro Siculo che ci tramanda persino i nomi delle strade. A Thurii sembrava esserci un vero e proprio culto di Apollo, il Dio panellenico per eccellenza. Erodoto testimonia l'esistenza di un tempio di Atena nel vecchio letto del Crati; mentre cinque laminette auree rinvenute in corredi tombali attestano la presenza di iniziati al culto orfico pitagorico. Altri culti documentati sono quelli delle Nymphai (magnifiche feste organizzate presso l’antro delle “Ninphae Lusiadi”,(l’attuale Grotta delle Ninfe) di Diomede e di Borea. Poco dopo la sua fondazione, Thurii, legata nei primi tempi ad Atene, assume un orientamento fìlospartano, che vede il prevalere della parte peloponnesiaca, propensa ad istituire un regime militare dittatoriale. Ben presto oltre a dover affrontare le discordie interne, Thurii si trovò a fronteggiare anche dall'ostilità dei popoli meridionali come i Lucani, che tentarono di opporsi alla sua espansione e poco dopo iniziò la guerra fra i Turini e i Tarantini, che si concluse con un accordo fra le due città per una comune deduzione coloniale nel territorio della Siritide. Successivamente Turi pare abbia fatto parte con Crotone, Caulonia e Sibari sul Traente alla Lega achea di Magna Grecia, ampliata, nel 393 a.C., in Lega Italiota, per difendersi dalla duplice minaccia rappresentata dall’avanzata dei Lucani e dalla politica espansionistica del tiranno siracusano Dionisio I. In guerra sia con i Lucani che con i Brettii, Thurii riesce a mantenere la sua indipendenza fino al 282 a. C. quando Lucani e Brettii ottengono da Roma un presidio armato.Dopo aver partecipato alle guerre puniche contro i Cartaginesi di Annibale e a fianco dei Romani fu saccheggiata da Annibale e divenne sede di una colonia militare romana, nel 194 a.C, infatti si insediò nella città, denominata per l’occasione Copia (abbondanza) un presidio militare composto da tremila fanti e trecento cavalieri. Alla fine della guerra punica, di Turi non restavano altro che macerie e morti e nel 194 a. C. Roma decise di installarvi una colonia militare, cambiando il nome in Copia. Intorno all’88 a.C., Copia divenne Municipio romano ed ebbe monete proprie. Il nome Copia a poco per volta fu tralasciato e la città si chiamò in seguito col nome precendente di Thurii latinizzato in Thurium. Nel 72 a.C. ci fu la presa della città da parte di Spartaco che qui trovò rifugio per circa due anni, e nel 40 a.C. l’assedio delle truppe di Sesto Pompeo. Giulio Cesare nel suo libro “De bello civili” racconta di una battaglia avvenuta “in agro thurino” dove perse la vita un comandante pompeiano, Milone, presumibilmente nei pressi dell’abitato di Cassano, allora sobborgo di Thurium. Durante l’età augustea si registrò a Copia un’intensa attività di rinnovamento edilizio, sia degli edifici pubblici che religiosi: la città fu quasi interamente ricostruita secondo le necessità dei romani (il teatro, le terme, diversi edifici pubblici e il Lungo Muro di cinta). Con l’espansione dell’impero la città finisce per perdere l’importanza che aveva avuto in passato quale porto commerciale di grande rilievo e dopo l’avvento del cristianesimo, che coinvolse sicuramente Thurium divenendo sede vescovile, nel 597 d.C. fu assalita e definitivamente distrutta dai Longobardi che si erano insediati a Cassano. Gli edifici furono sistematicamente smantellati per il recupero di materiali da riutilizzare altrove e per qualche decennio pastori nomadi occuparono quello che restava delle ricche abitazioni, utilizzandole come rifugio invernale per le loro famiglie e le loro greggi; negli scavi archeologici sono visibili anche le tracce lasciate da questi occasionali abitanti. Nei secoli successivi le continue alluvioni e i movimenti bradisismici hanno trascinato le vestigia di quella illustre e ricca città a più di cinque metri di profondità.
Bibliografia
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