| Castrovillari ai tempi di Federico II di Svevia |
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Quali sono stati, effettivamente, i rapporti che l’imperatore Federico II di Svevia ebbe con la città di Castrovillari? Egli è mai stato, anche se soltanto di passaggio, nell’antico centro del Pollino? In realtà, allo stato attuale delle indagini storiche, mancano notizie sicure e dettagliate per poter illustrare, in modo convincente, le vicende di Castrovillari durante il periodo svevo ed, in particolare, federiciano, tuttavia è opportuno ricordare che, secondo il Chronicon Cassinense, la Calabria passò dalla dinastia normanno a quella sveva senza opporre alcuna resistenza, temendo, probabilmente, gli inevitabili e drammatici esiti economici, sociali e politici provocati dallo scontro tra gli eserciti rivali. Purtroppo la tradizione erudita locale e le diverse fonti sembrano falsare la veridicità e l’attendibilità storica, come risulta, appunto, l’opera seicentesca commissionata a Ferdinando Stocchi dal signorotto Carlo Calà, (Storia degli Svevi nei regni di Napoli e Sicilia). Lo Stocchi, infatti, avvinto nella leggenda, narra di due giovani generali svevi, Giovanni ed Enrico Kalà e di una battaglia combattuta a Campobruno, nei pressi di Castrovillari, che avrebbe visto la sconfitta di Tancredi e la vittoria di Enrico VI, il quale avrebbe concesso ai fratelli Kalà un feudo e alcuni villaggi proprio nel territorio castrovillarese. Eppure in un'altra opera sulla vita di Giovanni Kalà, l’erudito Bonazio cita un arcem Castrovillaris et villarum, intendendo, forse, non tanto una “rocca”, quanto il comando ed il governo della città e quindi identificando, di seguito, gli alios insignes agros feudales semplicemente con l’infeudamento di estesi ed ubertosi campi. Inoltre, sembrerebbe che, all’indomani della morte di Enrico VI, la regina Costanza confermasse titoli ed onori ai Calà (Castrovillari, Morano e Cassano vengono definite città soggette al Calà). A conferma di ciò si rileva, dai libri dei conti di tutte le chiese castrovillaresi e dagli atti pubblici medievali, che una famiglia Calà risultava proprietaria, in Castrovillari, di vasti possedimenti terrieri. La storia ci dice anche che per tutelare gli interessi del regno e del piccolo Federico, Costanza emanasse numerosi provvedimenti in favore di chiese e monasteri calabresi e molte grancìe, nel nostro territorio, acquistarono enormi ricchezze e potere. Con certezza possiamo affermare che durante il regno di Federico II, Castrovillari visse un periodo di relativo benessere e tranquillità. Sempre la tradizione erudita locale la definisce, addirittura, nova civitas svevorum, "nuova città degli Svevi", attribuendo tale nomina allo stesso imperatore svevo. Eppure in due documenti redatti in lingua greca, uno del 1218 e l’altro del 1245, entrambi tradotti, intorno al 1850, in lingua latina dallo storico Minervini, la nova civitas svevorum non è altro che il risultato di un’errata traduzione di àstu Néon Sassonion, di quel kastron distrutto dalle milizie di Ottone IV di Sassonia e di cui si rendevano necessari interventi per la ricostruzione del centro urbano e per il consolidamento e l’ampliamento del sistema difensivo. Così la sua cinta muraria venne rinsaldata con torrioni, alcuni tutt’ora visibili, posti a piccole distanze e lungo le mura vennero innalzate ed aperte alcune porte urbiche. Sotto Federico II, Castrovillari ha una sua precisa identità politica ed economica, si estende e consolida il suo dominio su un vasto territorio circostante e da essa risultano dipendenti terre e villaggi, come Lagaria, Grumento, il castello della Rocchetta e Santa Domenica, solo per citarne alcuni. Ancora oggi rimangono anche chiare testimonianze di rifacimenti architettonici, avvenuti durante il regno federiciano: al santuario di Santa Maria del Castello un arco ogivale murato richiama le tradizioni del gotico, introdotto in Val di Crati dai monaci cistercensi del monastero della Sambucina, cosi come la primitiva ed originaria struttura del castello aragonese, evidente nell’unica torre poligonale sembrerebbe documentare una costruzione sveva. Il nucleo urbano si sviluppo ulteriormente sul Colle del Lauro, dove, se, da una parte, precisamente sulla sommità del colle, nei dintorni del rione Casale, tra il 1220 e il 1221, venne costruito il Protoconvento Francescano, dalla parte opposta si trovava il quartiere ebraico della Giudecca. Orbene, ci preme ricordare che, sia le vicende del convento che quelle della Giudecca si legano alla figura dell’imperatore svevo. I francescani, infatti, nel loro primo periodo di attività, furono sottoposti a inquietudini e tensioni, e, quando il papa provvide alla scomunica, Federico II, ordinò che tutti i francescani e i domenicani forestieri venissero espulsi dai suoi possedimenti, consentendo soltanto a due frati nativi del regno di rimanere a custodia di ciascun convento del proprio ordine. Sappiamo, da documenti storici, che il beato Pietro Cathin venne costretto a lasciare Castrovillari per qualche tempo, sostituito da un certo frà Paolo. Sembra, inoltre, che fra il 1220 e il 1225, per l’edificazione del castello svevo di Rocca Imperiale, gli operai addetti ai lavori provenissero, in maggior parte, da Mormanno e da Castrovillari e furono proprio loro i primi abitanti della cittadina rocchese. E’ nota, altresì, la tolleranza che l’imperatore ebbe nei riguardi dell’agiata e ricca comunità ebraica che viveva a Castrovillari nel rione Giudecca. precedentemente, vivevano agiatamente e avevano costituito una ricca comunità. Gli Ebrei contribuirono, in maniera indiscussa, al crescente sviluppo della città e al rigoglio dell’economia locale, come risulta dalla Cedula subventionis del 1276, la quale attesta una città, di regio demanio, (molte sono le diciture Vigna del Re, in pergamene del tempo) di 4.569 fuochi, decisamente il centro più popoloso di Calabria Citra, dove attiva e fiorente era la produzione orafa locale e di protomaiolica d’artigianato arabo-siculo. Gli Ebrei, inoltre, erano i soli a detenere legittimamente il banco dell’usura nello stato federiciano, mentre l’amministrazione della cittadina fu gestita da funzionari regi in base alle norme stabilite con le Costituzioni di Melfi. Le carte superstiti segnalano accanto ai giudici, i milites, i tabulari ed i notai. Dai pochi documenti storici che si conservano, tutti scritti in greco tra il 1205 e il 1245, emergono interessanti notizie riguardanti la vita quotidiana: dalle monete che circolavano, i tarì di oro, probabilmente introdotti dagli Arabi, gli augustalia o agostari, coniate sotto Federico II, ai mobili, al corredo, agli utensili di cucina, agli attrezzi di lavoro.
Ines Ferrante
Bibliografia PEPE C., Memorie storiche della città di Castrovillari SITONGIA A., Il Protoconvento Francescano di Calabria RUSSO P. F., La chiesa di Santa Maria del Castello in Castrovillari F. BURGARELLA - A. GUILLOU, Castrovillari nei documenti greci del Medioevo MAZZA F., Castrovillari, storia, cultura,economia |




