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Splendide e suggestive sono le inedite fotografie del Prof. Giuseppe Iazzolino, esperto di arte fotografica, che ci ha permesso di ammirare gli ambienti straordinariamente rimessi a nuovo riferibili alle cripte del Santuario della Madonna del Castello.Le immagini mostrano le cripte ormai svuotate e ripulite, dopo intensi lavori di recupero, dalle ossa umane dei defunti ivi sepolti e da qualche suppellettile funeraria, tra cui, ricordiamo, delle piccole lucerne ad olio in terracotta, frammenti di stucchi, di colonne e capitelli ed un frammento di legno con una misteriosa figura scolpita. Secondo
un articolo dell’illustre archeologo Agostino Miglio, apparso negli anni ’50, le cripte dovrebbero attribuirsi, in parte, ad una più antica costruzione riferibile ad un ordine monastico basiliano dipendente da un centro artistico prossimo alla zona. Il vano maggiore delle cripte, che si trova proprio sotto il loggiato del Santuario, è flebilmente illuminato dalla luce che filtra attraverso sue piccole finestre ogivali di tipo gotico, strombate all’interno e all’esterno. Anche lo storico, padre Francesco Russo, descrisse le cripte con le pareti interamente affrescate e con volta a botte, che forse, in origine, doveva essere a costoloni, sostituiti durante il rifacimento della chiesa avvenuto nel 1769. In realtà oggi rare sono le tracce di tali affreschi, ma rimane ancora ben visibile, se pur estremamente danneggiato, un dipinto compreso tra le due monofore citate, che rappresenta la Madonna con il Bambino, incorniciata tra motivi floreali di tipo classicheggiante e motivi ornamentali arabo-siculi. Agli angoli superiori vi sono dei medaglioni contenenti santi benedicenti, mentre lungo i grandi fasci laterali, a metà, vi sono due scudi, forse dinastici, di cui è visibile soltanto quello che reca una fascia argentea su fondo azzurro. Sia dell’immagine della Madonna che di quella del Bambino si intravedono le raggiere a stucco, fittamente lineata quella della Madonna, mezza lineata quella del Bambino. Un altro insigne studioso locale, Ettore Miraglia, inquadrò l’affresco nella tipologia siculo-bizantina, ascrivendolo dunque al XII secolo. Sul lato destro della Madonna, è inginocchiato un personaggio dalla fluente capigliatura e con una corona sul capo, identificato, probabilmente, con il conte Ruggero il Normanno. Non è di questo avviso l’autorevole professor Gianluigi Trombetti, il quale, mettendo in evidenza che il personaggio inginocchiato sembra avere un ‘aureola, chiarisce come potrebbe trattarsi in realtà di un santo e colloca l’affresco ad un periodo che va tra la fine del XIV e la metà del XV secolo. Il noto ricercatore descrive la figura della Madonna come “assisa su un trono i cui montanti sono dati da due campanili” con finestre mono e bilobate, raccordati tra loro da uno schienale decorato da archetti a tutto sesto”. Precedentemente il Miglio, che aveva indagato le cripte, sosteneva che i campanili poteva anche essere delle torri e che lo schienale poteva consistere semplicemente in una fascia semicircolare su cui sembravano essere dipinti sei elmi. All’angolo, in basso, sulla sinistra, infine, è rappresentata una piccola e misteriosa figura dalle fattezze demoniache che, invece il Miglio identificava con un infedele (arabo?) in fuga. Alla base dell’affresco si trova una struttura muraria vuota all’interno che farebbe pensare ad altare. E’interessante l’ipotesi del Trombetti, secondo il quale l’ambiente potrebbe essere stato, inizialmente, una “cappella officiata” che ha subito nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti, fino ad essere utilizzata come cripta soltanto verso il 1500. Ciò si evince anche dalla presenza di un altro affresco di cui resta soltanto un frammento, ascrivibile, sempre secondo lo studioso al XVI secolo e che il Miglio, invece, molti decenni prima, sembrava avesse identificato con un Cristo o un sovrano dal ricco panneggio e “scarpette pitturate e mosaico”. Miglio, che ne evidenziava l’influsso bizantino, descriveva la figura con la mano sinistra sul petto e la destra “ nell’atteggiamento proprio degli affreschi bizantini”. Secondo Trombetti la cripta maggiore è riferibile alla nobile famiglia castrovillarese dei Sambiase. Grazie ai lavori di ripulitura sono stati anche messi in luce altri due vani lunghi e stretti, sormontati da una volta crollata, nonché piccoli spazi usati, probabilmente come pozzetti sepolcrali chiusi da lapidi, di cui, una reca uno stemma ed un’iscrizione ancora in fase di decifrazione.
Le foto ci sono state gentilmente concesse dal prof. Giuseppe Iazzolino
A.Miglio, Le cripte della Madonna del Castello in P.Varcasia-G.Grisolia (a cura di) Castrovillari 1954,
P. Russo F., Il santuario di S. Maria del Castello in Castrovillari, 1982
G.Trombetti, Lavori di recupero anche per le cripte del Santuario della Madonna, in Il diario di Castrovillari, 26-04-2008
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