| La Comunità Ebraica in Calabria e a Castrovillari |
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Strabone, storico ed erudito greco, affermava che ai suoi tempi non vi era luogo sulla terra abitata nel quale gli Ebrei non si fossero stabiliti. Già nel II secolo a. C., gli Ebrei abitavano Roma e varie altre città italiane dell'Impero romano, tra cui ricordiamo Ostia, Ravenna, Ferrara, Bologna, Milano, Capua, Napoli, Venosa e Siracusa, e altri sopraggiunsero, dopo il 63 a.C.con Pompeo,
conquistatore della Giudea. Orazio, poeta latino del I sec.a.C. accennava al proselitismo ebraico nella Roma del suo tempo e lo stesso Giulio Cesare rispettava l'osservanza delle prescrizioni ebraicheche nell'anno sabbatico erano esonerati dal pagare il loro tributo allo Stato romano. Dall'orazione di Cicerone, nell'orazione "Pro Flacco", tenuta nel 59 a.C., sosteneva che gli Ebrei residenti in Italia mandavano regolarmente in Palestina il loro contributo per il Tempio di Salomone.Nel 70 d.C. Gerusalemme venne assediata, conquistata e distrutta da Tito, il Tempio di Salomone venne dato alle fiamme e la popolazione fu destinata a perire nel circo (ad circenses), o nelle miniere in Sardegna (ad metalla), o adibita alla costruzione del Colosseo,oppure venduta come schiava. La Diaspora vera e propria degli Ebrei, ebbe inizio, nel 132 d.C., dopo la conquista della Palestina da parte dei i Romani. Dal 313, però, dopo che con l'editto di Milano di Costantino, il Cristianesimo divenne religione dell'Impero, i Cristiani additarono gli Ebrei come responsabili del sacrificio estremo di Cristo e durante la I Crociata essi furono perseguitati sistematicamente. Nel XIII secolo, i sentimenti di intolleranza nei loro confronti si acuirono ulteriormente. Il IV Concilio Lateranense, 1215, presieduto da papa Innocenzo III, pur condannando la pratica dell' usura, consentì agli Ebrei di esercitare il prestito, purché non avessero ecceduto sulla riscossione degli interessi. Giunti in Calabria fin dai tempi bizantini, una massiccia migrazione ebraica nella regione si ebbe sicuramente con gli Svevi : prima Enrico IV e poi suo figlio Federico II favorirono gli ebrei per incrementare le industrie della seta, della tintoria, del cotone, della canna da zucchero e della carta e contribuire al progresso dell'economia locale, attraverso il prestito di capitali. La Taxatio o Cedula subventionis del 1276, documenta come in quell'epoca, comunità ebraiche erano presenti nella maggior parte delle località calabresi, grandi e piccole, a Rossano, a Corigliano, a Cosenza, a Reggio, a Bisignano, a Montalto, a Tropea, a Reggio,a Castrovillari, a Nicotera ecc. Le maestranze ebree erano specializzate nell'arte della tintoria, utilizzavando sostanze coloranti portate dall'India, (l' indaco), ed erano riusciti a perfezionare la lavorazione della seta. I loro preziosi prodotti erano ricercati in tutta Europa, e avevano impinguato con i loro tributi le casse esauste delle università calabresi, contribuendo alla rinascita economica della Calabria. Agli Ebrei era vietato per legge diventare proprietari terrieri, erano esclusi dalla proprietà immobiliare, dalla vita pubblica e non potevano intraprendere la carriera militare; potevano soltanto esercitare la professione medica e, svolgere attività artigianali produttive. In Calabria gli Ebrei vissero e lavorarono in quartiere denominati Giudecca e sicuramente erano obbligati a pagare un tributo,(mortafa o markofa), per godere della libertà di culto. Essi dunque si reggevano con ordinamenti propri, secondo le proprie tradizioni e costituivano, una comunità a parte, regolata da leggi differenti da quelle osservate dai Cristiani. Per gli atti di culto avevano la loro sinagoga e per l'istruzione la propria scuola, che, spesso, coincideva con la sinagoga stessa. Federico II, nel Parlamento generale di Messina, nel 1221 aveva esteso al proprio regno le disposizioni adottate nel quarto Concilio lateranense, nel corso del quale erano state stabilite le assise "contra judeos, ut in differenzia vestium et gestorum a christianis discernantur". Tali disposizioni, volute dal papa Innocenzo III, prescrivevano che essi portassero un segno di riconoscimento. Dall'obbligo del segno, in ebraico simàn, furono esentati i medici e i prestatori di denaro. I trasgressori venivano puniti in vario modo, secondo le disposizioni dei paesi che li ospitavano:ad alcuni vennero confiscati gli indumenti, i quali venivano dati a chi aveva fatto la denuncia, ad si comminarono forti multe, ad altri ancora vennero inflitte punizioni corporali sotto forma di frustate. Nella maggior parte dei casi il simàn fu costituito da una pezza di colore giallo o da un disco rosso e bianco, o anche da un berretto giallo o una sciarpa gialla. Emancipatosi dalla tutela del papa, l'imperatore Federico II, nel Liber Agustalis, promulgato a Melfi nel 1231, sancì che gli Ebrei fossero parificati agli altri cittadini, anche nel diritto di ottenere giustizia e difesa giudiziaria, (sebbene in caso di assassinio di un Ebreo o di un Saraceno la cittadinanza avrebe dovuto pagare una multa di cinquanta agustali, di cento se fosse stato ucciso un cristiano) e che gli Ebrei potessero prestare denaro, ma con il limite del 10 % di interesse. Federico II, ovviamente, intendeva controllare tutte le attività economiche del regno e riprendendo il redditus denariorum, che sotto i Normanni aveva incoraggiato la circolazione di denaro e aveva evitato la frode, istituì ed estese a tutto il Regno lo jus cambii, il quale affermava la prerogativa sovrana di rilasciare permessi a chi intendesse esercitare attività di cambio, sottraendo al controllo dei vescovi tutte le Giudecche, e incanalando nell'erario regio i proventi derivanti dall'attività di tintoria. Inoltre, poiché le persecuzioni contro gli Ebrei e contro i Saraceni erano molto diffuse, li pose sotto la propria tutela. In realtà la giurisdizione civile e criminale sugli Ebrei, che dai Normanni e dagli Svevi, fu concessa ai vescovi a poco a poco venne meno per le manomissioni dei baroni e delle Universitas, che la pretendevano. Papa Innocenzo IV, inoltre, considerata vicina la caduta degli Svevi, nel 1254, proclamò i diritti della Chiesa sulla Calabria e sulla Sicilia. Impossessatisi del Regno, con l'appoggio del papato, gli Angioini avviarono una nuova politica di intolleranza nei confronti sia dei Saraceni che degli Ebrei. La Calabria, sotto Carlo I D'Angiò, vide interrompersi quel processo di sviluppo, che si era realizzato sotto il governo degli Svevi, visse un periodo di assoluta anarchia e di spopolamento generale. In questo periodo gli Ebrei, continuarono a curare i loro affari, ben trattati dagli Angioini, dedicandosi, come sempre all'arte della tintoria e della produzione della seta, all'usura, alla medicina ed alle belle lettere. Con gli Aragonesi le comunità ebraiche degli Ebrei ritornarono, alle dipendenze dei vescovi, i quali ne approfittarono per assoggettarli al fisco. Le persecuzioni dei vescovi, contribuirono a dividere Ebrei e cristiani. Successivamente Papa Gregorio IX, sollevò i vescovi dal compito di perseguire le eresie e lo affidò i Tribunali d' Inquisizione e, nel 1427, ai frati domenicani (Fra Giovanni di Capistrano ebbe la facoltà di proibire l'esercizio dell'usura ai Giudei dimoranti nel regno e a quelli forestieri di praticare l'usura, e di costringerli a portare il segno Thau). Nel XV secolo, per frenare la pratica dell'usura, vennero istituiti i cosiddetti Monti di Pietà, che però svolsero unicamente la funzione di assistere i bisognosi. Solo dopo che, Leone X emise una bolla che rimosse il divieto di percepire interesse a favore dei Monti di Pietà, questi divennero dei rudimentali servizi bancari, mettendo in crisi le attività usuraie degli ebrei fino a quando i Genovesi, desiderosi di speculare sulla produzione ed il commercio della seta, ottennero l' espulsione degli Ebrei. Cacciati dal Regno di Napoli, prima con l'editto di Ferdinando II il Cattolico e poi con il bando di Don Pietro di Toledo, gli Ebrei lasciarono la Calabria con le loro immense fortune e tutto il Meridione regredì sempre di più. Essi che, pur essendo industriosi imprenditori non potevano investire nell'acquisto di immobili, erano gli unici a disporre di quel denaro che era necessario ai re, impegnati nelle guerre, ai nobili, che conducevano una vita lussuosa, agli artigiani e ai contadini. BIBLIOGRAFIA |






