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Se l’etimologia del suo nome deriva dal latino, ad indicare l’ appartenenza alla gens Julia,San Giuliano, vissuto probabilmente tra il IV e il V secolo d.C. è comunemente ritenuto dalla tradizione agiografica, il primo vescovo di Le Mans, cittadina della Gallia lugdunense, nell’odierna Francia, ed apostolo della popolazione dei Cenomani che proprio in quel tempo fecero parte della provincia romana Gallia Lugdunensis II. Eppure il più antico racconto sulla vita del santo, le Gesta domini Juliani, si trova nei celebri quanto inattendibili Actus pontificum Cenomannis in urbe degentium, composti tra l'840 e l'857, secondo i quali Giuliano era uno dei settanta discepoli degli Apostoli, ordinato vescovo da san Clemente e inviato in Gallia dove avrebbe convertito gli abitanti. In realtà avere un fondatore che si riallacciasse direttamente ai tempi apostolici, era per le chiese una pretesa comune diffusasi tra l’ VIII e IX secolo, ed inoltre, il primo vescovo di Le Mans ad essere storicamente accertato è quel san Vittorio, che nel 453 partecipò al Concilio. Ben più attendibile è invece il testamento di san Bertrando, vescovo di Le Mans, risalente al 616, secondo il quale esisteva in quell'epoca una chiesa suburbana dedicata a san Giuliano vescovo ed anche una carta imperiale dell’832 secondo cui la chiesa suburbana era costituita altresì da un piccolo monastero. Tale chiesa, identificata con quella di Le Pré, che aveva una piccola cripta da attribuirsi senza dubbio, alla fine del sec. IV o all'inizio del V, induce a collocare Giuliano nel V sec. Il culto del santo si sviluppò però solo più tardi, assumendo proporzioni sempre più intense, quando tra l'841 e l'850 il suo corpo fu trasportato dalla chiesa di Le Pré nella cattedrale di Le Mans e successivamente si diffuse in maniera più ampia per opera dei Normanni, quando la Gallia lugdunense fu per lungo tempo sotto il dominio dei duchi di Normandia. Con la conquista normanna della Calabria e della Sicilia il culto di San Giuliano raggiunse l’Italia Meridionale, tanto che si diceva che le reliquie del santo fossero state portate a Palermo. E’ plausibile allora che la chiesa di San Giuliano a Castrovillari, una delle più antiche e belle della cittadina, sia sorta originariamente come una piccola cappella normanna. Sembra infatti che esistesse già nel XII secolo, quando l’imperatore Enrico VI fa una donazione al clero della stessa chiesa di un territorio circostante una cappella dedicata a San Nicola. Un’altra data relativa alla chiesa è il 1264, quando si cita un suo parroco, Hyeronimus de Salerno, il che sta ad indicare, appunto, che, a quei tempi, la chiesa era già parrocchia. Probabilmente l’edificio venne ampliato e trasformato intorno al XIII secolo, come sembrano testimoniare le strutture gotiche in tufo dell’atrio, nascoste da intonaci tardo-barocchi, i frammenti di decorazioni scolpite in pietra e di colonnine tortili che reggono il baldacchino di copertura di tombe ad arca del XIV secolo, ora murate nelle pareti, nonché la trasformazione in torre campanaria di un’originaria torre di vedetta del recinto murario della città affiancata all’edificio sacro. Nel XVI secolo la chiesa subì una radicale trasformazione: fu realizzata una nuova struttura interna a tre navate con uno splendido soffitto ligneo a cassettoni ed un nuovo altare in marmo e venne modificata la zona dell’abside che in origine, sormontata da una cupola retta da quattro pilastri, era rivolta ad oriente. La chiesa fu ulteriormente arricchita di un nuovo coro che contava, a quei tempi, di oltre cinquecento preti. Alla stessa epoca risale anche il portale in pietra chiara caratterizzato da due ordini di colonnine ioniche intervallate da rosette, e la pregevole porta realizzata da quel Silvestro Schifino di Morano che ne fece una simile per il Santuario di Santa Maria delle Armi a Cerchiara. Entrando, sulla sinistra, si trovano la Cappella del Crocefisso, appartenuta ai gesuiti, e la Cappella di San Pietro dove è stata sistemata la statua del santo risalente al ‘700 e trasferita qui dalla distrutta chiesa di San Pietro la Cattolica. Tra il XVII e il XVIII secolo furono edificate diverse cappelle appartenute alle famiglie più influenti della città,tra cui ricordiamo quella di San Gregorio, della famiglia Forte, che nel 1830 divenne sepolcreto comune, la cappella di San Giuliano dove si trova la straordinaria statua lignea del santo con il bastone pastorale, realizzata nel 1684 da Giovan Pietro Cerchiaro e la cappella del Sacro Cuore, dove sono conservati i seicenteschi affreschi della distrutta chiesa di Santa Maria del Tufo. Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1789 la chiesa subì un disastroso incendio e di essa rimase soltanto la parte anteriore e la cappella del Crocefisso. Ben presto venne ricostruita, ma in maniera meno ampia: si eliminò l’abside e immediatamente dietro l’altare fu sistemato il coro ligneo settecentesco proveniente dal soppresso convento francescano. Oggi, nella sacrestia della chiesa è stato allestito anche il Museo di Arte Sacra, che raccoglie, in due vaste sale, dipinti, sculture ed argenterie che vanno dal XVI al XIX secolo. Tra le pregevoli opere che il museo conserva ricordiamo una rara scultura lignea trecentesca della Madonna della Cerintola, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Giacomo e un bellissimo dipinto del XVI sec. Della cosiddetta Madonna Nera o Vergine “Glycophilousa”, copia di una più antica immagine bizantina. Il “tesoro” del museo è tuttavia costituito dagli argenti di fattura locale firmati dagli orafi Conte, tra cui citiamo soltanto la tazza da battesimo con lo stemma della chiesa di San Pietro la Cattolica e della famiglia Spinelli, a cui doveva appartenere il committente del pezzo, il parroco Don Cesare Spinelli.
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