I Ruderi di Sassone. Tra storia e leggenda... PDF Stampa E-mail

Al confine tra San Basile e Morano, sorge a 658 m s.m. l l’altura di Sassòne, costituita da una serie di ampi terrazzamenti naturali e da pietrosi fianchi collinari che raggiungono sul lato settentrionale l’alveo del fiume Coscile. L’aspra collina, oltre ad avere un aspetto geomorfologico rilevante al punto da averne caratterizzato il toponimo in Sassòne; unisce altresì un interesse archeologico, essendo tale colle circondato da una cinta muraria, in parte devastata, ed in parte con pilastri ancora in piedi, le cui notevoli dimensioni sottolineano anche in lontananza la remota porta d’ingresso.La leggenda narra che i ruderi rimasti in piedi sul Monte Sassòne, appartenevano ad una remota città che lo storico Tito Livio chiamava Sypheum, detta volgarmente Sapone o Saponia, sorta sulle rovine di Sibari. Tra le gentildonne di questa città, vi era la bellissima Donna Marsiglia, la quale rimasta vedova di un comandante militare, non volle più saperne di altre nozze affermando che avrebbe preferito donare l’anima al diavolo piuttosto che risposarsi. Da allora non si seppe più nulla della donna e solo dopo molti anni, quando ormai della vecchia città non vi era più traccia; donna Marsiglia riapparve in veste di maga, padrona di uno sconfinato palazzo e  custode, insieme ai suoi figli di immensi tesori. Suo principale diletto era attirare, con stregati artifici, gli uomini per poi divorarli. Si dice infatti che il primo uomo ad essere attratto fu un certo Iannitello di San Basile, il quale scoperte le meraviglie del palazzo, vide dinanzi l’uscio la bellissima donna, vestita con sfarzosi abiti ma con i piedi da somaro. La maga offrì al meravigliato pastore poche monete d’oro, dicendogli che se altre ne avesse desiderato, in cambio avrebbe dovuto consegnargli delle anime. L’allevatore, pur di mantenere la promessa, pensò ad uno stratagemma e fasciato un gatto lo portò alla maga, che senza osservarlo lo stritolò e donò così all’uomo altri ori. L’eco della ricchezza improvvisa di Iannitello, condusse nuove genti presso la strega, ma non per tutti la sorte fu clemente.La leggenda popolare assunse i connotati di verità quando vennero ritrovate ossa umane entro una cavità che si apre in uno dei punti più alti della collina. La suggestiva grotta, dall’ampio ingresso che và progressivamente restringendosi entro lo spazio di pochi metri; è stata oggetto di indagini archeologiche nel 1962 ad opera del prof. Santo Tinè ed i reperti da lui recuperati e descritti, ora si trovano esposti nel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.Sin dal XVI secolo le strutture murarie poste sul colle di Sassòne, attirarono l’attenzione di vari studiosi che individuarono in esse le rovine dell’antica città di Sypheum come menzionata da Tito Livio. Indagini ulteriori ipotizzarono che l’area fosse stata fortificata ai tempi degli Ottoni(968-982) e sfruttata come zona di riparo per uomini e armenti oppure come avamposto militare da cui la denominazione di castrum sassone. La posizione strategica permetteva infatti di controllare l’asse viario dell’ Annia Popilia , che da Campotenese giungeva a Morano per continuare verso la piana di Cammarata e quindi per Cosenza e Reggio.Sul colle oggi rimangono gli avanzi delle murature il cui perimetro è di m 1.500,51 con una larghezza di m 0,80 che raggiunge uno spessore di m 2 in prospettiva degli stipiti che delimitano le due porte d’ingresso(una a Ovest l’altra ad Est). Le due campagne di scavo condotte rispettivamente dalla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Unical, nel 1996 e nel 2002, hanno portato alla luce tracce di una unità abitativa di epoca anteriore il IX secolo d.C.. La zona venne in seguito utilizzata come necropoli, essendo numerose le fosse tombali tutte orientate Est-Ovest. L’analisi archeologica ha riportato alla luce frammenti di ceramica e una singolare pietra levigata a forma di uovo.Al X-XI sec. risale la chiesa bizantina( Chiesa A), sorta sull’area sepolcrale, così come un’altra chiesetta bizantina(Chiesa B) a m 70 dalla porta urbica settentrionale. A poca distanza un terzo edificio religioso, ha conservato però al suo interno preziosi frammenti pittorici che vedono la sacra famiglia raffigurata tra a S. Leonardo e S. Domenico. L’affresco potrebbe rivelarsi un documento importante per la localizzazione del monastero di S. Leonardo, citato, insieme al “tenimento” chiamato Sassòne, in un diploma di Federico II del 1226.

 

Carmelina Guida

 

Riferimenti Bibliografici :

D. De Presbiteris, G. Lanza, F.C. Papparella, S. Santandrea Siti archeologici nel territorio della comunità montana italo-arbëreshe del Pollino , Spezzano Albanese 2005.G. Bellizzi, La leggenda di Donna Marsiglia, Apollinea Rivista bimestrale del territorio del Parco nazionale del Pollino,Anno XIV- n. 2 -010, pp. 22-23