| La grotta del Romito |
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“Campeggia quella che possiamo considerare la più maestosa e felice espressione del verismo mediterraneo”, queste furono le prime parole che pronunciò, nel luglio del 1961, Paolo Graziosi paletnologo e antropologo fiorentino quando vide per la prima volta il masso sul quale campeggia l’incisione del toro del Romito a Papasidero. Gli scavi condotti negli anni sessanta e le nuove ricerche riprese nel 2000, hanno messo in luce uno dei più importanti siti preistorici dell’Italia meridionale. La serie stratigrafica messa in luce è di circa sette metri di spessore e attesta la lunga fase abitativa della caverna che rientra nel paleolitico superiore, in particolare nel segmento culturale detto Epigravettiano. Questa età culturale si sviluppa tra 19.000 e 10.000 anni orsono, e coinvolge tutta l’area dalla Provenza alle regioni balcaniche sino al Mar Nero quando anche le favorevoli condizioni climatiche condussero ad intenso incremento demografico. Nella grotta oltre i manufatti di pietra e di osso e resti della fauna cacciata, sono state scoperte sepolture ad inumazione singola e manufatti decorati:due punte di zagaglia d’osso. L’ampio spazio protetto da una parete rocciosa rappresenta il riparo nei pressi della caverna ove gli studi effettuati in concomitanza alla grotta ne hanno evidenziato l’identica cronologia. Il masso inciso col bovide è antistante il riparo, mentre a breve distanza due sepolture doppie con quattro individui nel riparo e quattro singole in grotta conferiscono all’habitat l’evidente sacralità. Il toro rappresenta una superba manifestazione artistica dell’età paleolitica; selce e ossi lavorati in loco così come molluschi forati permettono di capire al meglio le tecniche di elaborazione oltre a documentarne il gusto dell’estetica dove collane e bracciali servivano ad abbellire o l’individuo durante la sua vita terrena o a divenire corredo funebre. Studi palinologici e malacologici, nonché lo studio dei resti faunistici e di micromammiferi hanno consentito di ricostruire i mutamenti avvenuti alla fine della glaciazione, da cui dedurre due possibili unità ambientali e climatiche:la prima caratterizzata da un clima arido e la seconda da una temperatura più mite. I boschi e le foreste di Papasidero risultano nel remoto passato congeniali ad ospitare cervi e caprioli, cinghiali nel clima temperato mentre nel clima più arido e fresco il manto boschivo ridotto favorì la diffusione dello stambecco. La grotta del Romito con le sue evidenze stratigrafiche e l’imponenza dei reperti risulta essere giacimento preistorico tra i più importanti a livello europeo, ove la figura imponente del bos primigenius spicca nell’arte figurativa paleolitica come capolavoro. Carmelina Guida Riferimenti bibliografici |




