San Basile PDF Stampa E-mail

La nascita e la primitiva fase di vita di San Basile si legano indissolubilmente alle vicende dell’antico cenobio di San Basilio Craterete, oggi monastero di Santa Maria Odigitria. Ma proseguiamo per ordine. Il monastero di San Basilio ebbe origine, con molta probabilità intorno al terzo decennio del X secolo, quando un cospicuo numero di  monaci orientali lo fondò ai piedi della catena del Pollino; facendone così un importante avamposto verso l’ascetica area del Mercurion. Il  trascorrere del tempo e il variare delle situazioni, resero il cenobio, nel corso del XVI secolo, privo di monaci praticanti la disciplina e la ritualità greco-bizantina. Intervenne così il papa Giulio II, che per risollevarne le sorti dell’isolato cenobio, lo unì al vescovado di Cassano di rito latino; abate dell’abbazia di San Basilio nel 1508 divenne il vescovo Marino Tomacelli. Con il Tomacelli inizia non solo la seconda fase di vita del monastero ma nasce anche il  piccolo borgo che come tanti altri feudi dell’epoca si erse accanto all’abbazia e ne assunse il nome di San Basile.  Con più precisione il  piccolo villaggio inizia ad essere abitato nel 1506, quando si trova elencato “fra le terre di Schiavoni e Albanesi”, quando contava una popolazione di sedici fuochi, pari a trentacinque quaranta abitanti. Da quel momento il paesello si ingrandì con l’etnia degli albanesi in fuga dalla terra natia. Il  ristretto gruppo di persone iniziò la costruzione delle proprie case nella zona più vicina al monastero, quindi la più antica, per proseguire poi lungo la vecchia via per Saracena; mentre si provvedeva all’edificazione della Chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista. Successivamente, l’incremento demografico fu sempre più rapido. Il vescovo Tomacelli, abate di San Basilio, proclamò ufficialmente i pochi abitanti albanesi, stanziatisi nel territorio intorno al monastero, suoi vassalli e concesse ad essi, il 1° gennaio 1510, una serie di Capitoli. Cominciò così una nuova fase economica sia per il monastero che per il nuovo nucleo urbano. L’abbazia venne visitata nel 1575 dai PP. Germano di Genova e Ludovico di Napoli, nel quadro di ispezioni ai monasteri italo-greci calabresi e si viene a conoscenza che le rendite del cenobio erano valutate cento ducati .Per quanto riguarda la giurisdizione, il vescovo di Cassano esercitava sul borgo quella spirituale e civile, mentre quella criminale veniva concessa solo a coloro che avevano il titolo di conti. La storia della giurisdizione criminale di San Basile si alternò quindi tra più signori e provocò litigi tra i vari detentori desiderosi di possedere entrambi i compiti. La normalità del borgo si ebbe all’indomani del 1790 quando le giurisdizioni furono assunte dai governatori regi.La diaspora albanese, che interessò il feudo rurale vicino il monastero di San Basilio, diviene, alla luce di quanto esposto, un ulteriore esempio di come la diversità etnica, antropologica, linguistica e di rito degli arbëreshe, costituiscono un fattore importante d’omologazione. La fermezza ideologica del popolo albanese ha difatti permesso di vivere in  un  territorio sconosciuto e in un’epoca storica molto difficile per l’estremo meridione d’Italia, facendo ancora oggi di San Basile un  fiero e saldo esempio nella storia.

 

 Carmelina Guida