Le ricamatrici dell'area del Pollino: ruolo sociale e professionale PDF Stampa E-mail
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Il ricamo entra nel mondo delle donne coinvolgendo l’idea stessa di famiglia. Infatti i corredi realizzati a mano sono, per chi li possiede, qualcosa di prezioso e di distintivo della propria appartenenza ad una cultura, ad un territorio, ad un progetto di vita insieme e si tramandano da sempre con amore e con orgoglio. Non solo il ricamo ha questo compito di accompagnare unioni familiari e rapporti sociali, ma anche l’uncinetto, la maglia, il filet. Il ricamo è anche ricerca, conoscenze tecniche, tradizione, un’eccellenza che affonda profonde radici nella storia. Ci sono musei italiani che aprono le porte alla nobiltà di gusto e all’abilità di molte artigiane, in quanto il ricamo è arte creativa e strumento della memoria storica. Si pone l’urgenza di difendere le comunità dal rischio di cancellazione dovuto alla globalizzazione e di trasmettere alle giovani generazioni il piacere del bello e il sapore delle tradizioni come avviene anche per l’arte culinaria e per i vini. Tuttavia per il ricamo non si è avuto, da parte del mondo politico, lo stesso impegno con il quale si è lavorato al rilancio eno-gastronomico di ogni regione. Molti talenti di figure artigiane nel settore del ricamo oggi restano inespressi, perché non gratificati a livello socio-economico. Eppure il ricamo non è solo educazione alla bellezza, ma anche opportunità di lavoro, in particolare per la forza lavoro femminile. Pizzi e ricami sono un hand-made prezioso, frutto di tecnica e creatività, slancio e pazienza che nessun ago meccanico riuscirà mai ad eguagliare. Serve un marchio d.o.c. per i nostri prodotti di qualità nel ricamo, marchi di tutela per l’export e strategie per attuare, al tempo stesso, lo sviluppo di un turismo di qualità. Nel suo piccolo Castrovillari, con l’aiuto di Associazioni e figure istituzionali, sta permettendo, quanto meno, che la finestra sul mondo del ricamo non venga chiusa e che proprio qui, nel Castello Aragonese, così carico di storia, l’arte sia ancora di … casa. Il ricamo intanto fa scuola. In Italia esistono circa 1.600 Associazioni di ricamo e merletto: piccole organizzazioni “spontanee”, nelle quali operano vere maestre d’arte nominate sul campo, ma senza riconoscimenti né titoli ufficiali per poter insegnare ad altri perché manca un preciso ordinamento scolastico in tal senso. Occorre istituzionalizzare una professione così radicata nella nostra identità attivando magari corsi bi-triennali, finanziati dalle regioni, che rilascino una qualifica a livello nazionale e ottenere così il riconoscimento giuridico di un albo. Non dimentichiamo anche il potere terapeutico dell’arte del ricamo e di recupero alle attività sociali che esso permette alle detenute che vogliano affrancarsi dal passato e reinserirsi in una comunità che lavora. Degna di nota sarebbe l’idea di itinerari artistici in strutture socialmente utili o di recupero, proprio in vista di questo potere del ricamo, poiché, come dicevano gli antichi greci, la bellezza è anche bontà (kalokagatìa), ma qualcosa in tal senso si sta già facendo. Come per la moda, anche il ricamo, che spesso è stato utilizzato da questa negli abiti da sposa o da sera e negli accessori di alta moda, può rappresentare un’attività imprenditoriale su larga scala, perché non ha nulla da invidiare ad altri settori produttivi. L’augurio è che si possa riflettere, in queste tre giornate di esposizione, su quanto detto vedendo l’arte del ricamo oltre che con un’ottica di gusto e di sensibilità, anche con un’ottica manageriale, con una particolare attenzione alle richieste ed ai bisogni del mercato. Qui, oggi, non si vuole parlare passivamente di punti del ricamo o delle loro linee evolutive, nell’ambito della nostra tradizione, sebbene il lavoro pregiato e paziente delle ricamatrici sia sotto i nostri occhi, con tutta l’armonia di bellezza che comporta, ma si vuole aprire un ventaglio fra passato, presente e soprattutto, futuro, stimolare un momento di riflessione, perché arduo sarebbe riunire in uno spazio così raccolto l’esposizione e la storia di tutti i vari punti che ci appassionano. Vi sono storie infinite di fili, ma il nodo o senso che le trattiene tutte è il bisogno di incontrarsi, di confrontarsi, di mantenere vivo il nostro fuoco di passione facendo vedere la prospettiva di un’arte a noi così vicina, che ci accompagna nelle tappe della vita e negli oggetti familiari con la forza dell’amore.

Giuseppina Sisca

 

 

 

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