Alle origini del mito PDF Stampa E-mail
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«Apsū apri la bocca, egli disse a Tiāmat a voce alta: “Il loro comportamento non mi piace. Durante il giorno non riposo, di notte non dormo. (Li) distruggerò e farò finire il loro modo di comportarsi.
Regni tranquillità, e noi dormiamo!» (La potente Tiāmat- Tavola I, vv. 35-40).

Enūma Eliš, che vuol dire Quando di sopra, è il titolo del poema scritto su sette tavolette di argilla da poeti babilonesi di stirpe semita nel secondo millennio a. C. L’origine del mondo, degli dei, degli uomini e delle istituzioni, dal primitivo caos fino alla nascita del mondo ordinato: Tiāmat è il mostro primigenio, donna e madre degli dei, che odia le sue creature e le combatte insieme a demoni. Per porre il giusto ordine dovrà intervenire Marduk che dilanierà il corpo di Tiāmat da cui poi nascerà il cosmo mentre dal sangue maligno del dio Qingu prenderà forma l’umanità.
Proprio dalla più antica civiltà mesopotamica, le ricerche archeologiche hanno permesso di acquisire importanti novità: nell’area della bassa Mesopotamia, vennero alla luce, grazie alle ricerche dello studioso L. Wolley tra gli anni venti e trenta del ‘900, numerosissime tavolette di argilla con scrittura cuneiforme. Sulle suddette vi si narrano miti sulla creazione, sul diluvio universale, sull’alternarsi delle stagioni, sul ritorno del caos primigenio e la successiva rinascita, sulla morte, sull’amicizia, sull’amore, sull’aspirazione umana alla gloria all’immortalità, vicende comuni alle culture occidentali. Nello specifico le tavole sulle quali è scritto il poema Enuma Elis, sono state ritrovate presso Ninive, ad opera degli archeologi inglesi Layard, Rassam, Smith tra la fine dell’800 inizi 900. L’intero componimento non fu scritto prima del 1086 a. C., quando al potere della dinastia babilonese si instaurò il culto di Marduk, elogiato ogni anno, a Babele, nel corso della più importante festa religiosa il Capodanno: Tiamat e il male che rappresentava, venivano sconfitti da Marduk, simbolo del sole e generatore di un nuovo ciclo vitale. In questo mito, di cui è sconosciuto l’inventore, si ritrovano tentativi di comprensione dei problemi esistenziali dell’uomo così come felici intuizioni cosmogoniche sono vicine a ipotesi scientifiche più recenti: dopo un “big bang” primordiale, piogge torrenziali avrebbero formato gli oceani, e in essi proteine, alghe, batteri si sarebbero evoluti in organismi animali e infine la comparsa dell’uomo.
La cultura occidentale che si credeva figlia in assoluto dell’antica Grecia, deve invece percorrere un altro passo indietro e spostarsi nell’erudizione orientale. Le fonti infatti delle civiltà antiche e moderne si ritrovano in un’unica lingua primitiva il Nostratico da cui sono sgorgate e evolute comunità e culture diverse che pur sempre hanno mantenuto simili caratteri. È così che il mito nasce con l’uomo, con l’esigenza di dare una spiegazione alla propria esistenza, ai sentimenti, ai fenomeni naturali che lo affascinano e lo spaventano. Il mito parla degli dei che sono personificazioni eternamente giovani della natura, e dei suoi fenomeni, della vita che si perpetua, dei sentimenti umani; parla dell’origine del mondo e dell’umanità, degli eroi, delle loro gioie e dolori, della paura, del coraggio, della morte. Il mito come schema di comportamento, specchio in cui riflettersi per criticarsi, correggersi, rassicurarsi. La millenaria esperienza dell’uomo passa attraverso il mito, che senza essere per forza un dogma, racconta dalla notte dei tempi, in modo discreto e affabile il messaggio della vita di cui si fa messaggero. L’uomo attraverso il mito ripercorre un viaggio nella sua stessa anima più recondita, nella serena consapevolezza di percorrere strade già esplorate da suoi simili.


Carmelina Guida



Riferimenti Bibliografici

R. Graves, I miti greci Dei ed eroi in Omero Volume II Mondatori 2004

L. E. Rossi, Letteratura greca Le Monnier 1995

F.Pedrotti, Miti della creazione Demetra 1996

M. L. Tordini, Dentro il mito Antologia epica Paravia 1995



 

 

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